Rosa Perosi

A proposito di educazione sessuale nelle scuole

Stamattina, mentre sfogliavo un quotidiano, mi sono imbattuta in una notizia sconvolgente: un deputato  definisce l’emendamento  (ovviamente non proposto dal suo schieramento politico) che prevede l’inserimento dell’educazione sessuale nelle scuole primarie come “degradante, perchè” – continua -“è sinonimo di degrado pensare di insegnare l’educazione sessuale ad un bambino di 6 anni”.

Facciamo un po di chiarezza. Istituire l’insegnamento dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole come obbligatoria, non mi sembra una scelta di coscienza, ma bensì di civiltà, tanto più che nella maggior parte degli stati membri dell’Unione Europea questa materia è obbligatoria da almeno 30 anni (in Svezia già dalla fine degli anni 50, in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970 e in Francia dal 1998). L’Italia, accanto a Cipro, Lituania, Bulgaria, Polonia e Romania, è rimasta il fanalino di coda dei paesi dell’Europa industrializzata a non avere come materia di insegnamento l’educazione affettiva/sessuale nelle scuole.

Inoltre, secondo l’ultimo rapporto dell’OMS i programmi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole confermano un impatto diretto con il drastico calo di gravidanze indesiderate, di abusi sessuali, di malattie sessualmente trasmissibili e di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Eppure ci sono persone che ancora esprimono riserve o pareri negativi. Alcuni temono che un intervento di educazione sessuale incentivi curiosità e precocità; altri temono che i loro figli possano essere turbati da discorsi che giudicano troppo espliciti e altri, infine, pensano che nessuno, al di fuori della famiglia, sia legittimato ad aprire il dialogo su questi temi. Vorrei ricordare a queste persone che ormai tutti i bambini, a partire dagli 8/9 anni, hanno la possibilità di utilizzare uno smartphone o Ipad dal quale poter accedere alla rete in forma autonoma e senza il controllo dei genitori  ed essere immersi in una mare di messaggi sessuali frammentari, episodici, del tutto scoordinati, spesso decontestualizzati, difficili quindi da integrare nella mente in modo sensato. Vengono continuamente bombardati da messaggi su stili e su modelli di vita sessuale, talvolta scomposti, talvolta vuoti, talvolta molto brutti, spesso anche violenti o perversi.

Sesso sminuito, più al servizio della maniacalità che non dello scambio relazionale e del piacere. Tutto questo senza nessuna valutazione, senza nessuna critica, senza contestualizzazione, soprattutto senza che le immagini e le situazioni cui hanno parte attraverso la vista e l’udito possano fare riferimento a un tessuto di conoscenze sicuro e ben strutturato nel quale integrarsi. Questi nostri bambini non  possono essere lasciati soli a tirare le fila di tutta questa enorme matassa, amorfa e confusa, di informazioni e suggestioni sessuali. L’educazione sessuale nelle scuole ha quindi una indispensabile funzione di orientamento, non solo in vista del comportamento futuro dei bambini e dei ragazzi, ma anche e soprattutto nel favorire che essi si facciano un’idea sensata della sessualità, che li prepari alla gestione della responsabilità, attraverso la conoscenza, il rispetto e  l’integrazione. Quando cominciare?  La domanda è curiosa. Sarebbe come chiedere, per esempio: “a quale età bisogna cominciare ad educare al rispetto dell’ambiente?”.

E’ del tutto ovvio che si comincia subito (rispettando le  tappe evolutive dello sviluppo del bambino), e che, nel corso di tutta la vita, ogni occasione sarà buona. E’ vero che la sessualità verrà esercitata pienamente molti anni dopo, ma anche la guida nel traffico, per esempio, verrà esercitata pienamente molti anni dopo, ma ai bambini, già dall’asilo, si insegna che col rosso non si passa, col giallo si fa attenzione e col verde c’è via libera. E nessuno si pone problemi sulla precocità del messaggio.