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L’amore ai tempi della Generazione Z: tra situationship e libertà

Numerosi giovani della Gen Z si rivolgono al mio studio di Consulenza Sessuologica per riflettere sull’amore e sul suo significato. Ecco cosa è emerso dalle loro testimonianze:

1) L’amore è fatica, troppo impegnativo

Il primo punto che emerge è questo: per la Gen Z, l’amore rappresenta un impegno, una limitazione della propria libertà. I ragazzi sono cresciuti in un contesto narcisistico, con genitori iper-protettivi e un forte individualismo. È normale, quindi, che non comprendano il concetto di sacrificio per l’altro e che l’idea della dipendenza emotiva – anche se positiva – li spaventi.

Scegliere di stare in una relazione significa entrare in una dimensione intima, esporre le proprie vulnerabilità, i propri bisogni, dare spazio ai sentimenti più veri e vedere l’altro come uno specchio che riflette luce e non ombre su di noi.

2) Hanno paura di soffrire

Tuttavia, la percepita fatica e la sensazione di limitazione non sono le uniche – né forse le vere – ragioni per cui i giovani oggi sono restii ad avere relazioni.

Dietro l’intollerabile idea di dover giustificare le proprie scelte a qualcun altro si nasconde una paura più profonda: quella di soffrire, di essere abbandonati, di non essere più al centro dei pensieri dell’altro.

Alcune ragazze mi raccontano: “Quando qualcuno ti piace, invece di pensare ‘Mi farà stare bene’, pensiamo ‘Mi farà stare male’”.

Una consapevolezza che, da una parte, dimostra come le nuove generazioni siano coscienti che il rapporto più impegnativo che dobbiamo affrontare prima di poterci dare a qualcun altro è quello con noi stessi; dall’altra, li induce a restare sempre un passo indietro.

3) Preferiscono le “situationship”

Attenzione: questo non significa che non attribuiscano valore ai sentimenti. L’amore è ancora uno dei valori in cui credono.

Ed è proprio qui che risiede il paradosso. I ragazzi ci pensano, lo hanno in mente, lo desiderano, ma ne sono spaventati e quindi lo evitano.

E cosa fanno? Spesso abbandonano per primi, anticipano le mosse, cercando di gestire le proprie paure emotive. Oppure, come accade sempre più spesso, si trovano in quella che chiamano “situationship” o “amicizia con benefici”.

Lucia, 25 anni, fidanzata da sei, la descrive così: “Ci si incontra, ci si bacia, si fa sesso, ma senza mai definirsi una coppia”.

Un approccio che, ai tempi della generazione Boomer, non esisteva: dopo il primo bacio arrivava immediatamente la fatidica domanda: “Allora, stiamo insieme, giusto?”. E sarebbe stato un problema se il ragazzo avesse esitato a rispondere.

4) Vivono “situazioni” più che “relazioni”

In una società sempre più fluida, dove la sessualità è più osservata nei film porno o nelle app di incontri che vissuta realmente, molti giovani scelgono di non impegnarsi troppo in una storia il cui destino è incerto.

E così, invece di “relazioni”, preferiscono vivere “situazioni”. Una forma di «disimpegno emotivo», come lo definisce Elisa, che lo ha vissuto in prima persona, in cui i confini sono molto labili e incerti, e proprio per questo appaiono più rassicuranti.

Anche se in realtà non lo sono: perché la mancanza di impegno non implica necessariamente assenza di stress. Anzi, la mancanza di definizione, a volte, può riempire la mente di incertezze, incoerenze e imprevedibilità.

Perché la Gen Z mette troppa testa e poche emozioni?

C’è chi, però, desidera vivere una storia autentica, dichiarata. Ma in molti casi si tratta di relazioni vissute in maniera “normalizzante”, assopita, con il freno a mano tirato, dove le emozioni sembrano essere sedate, intrappolate, chiuse in gabbia.

«Sono stato fidanzato per un anno. Sembrava un matrimonio più che una storia d’amore tra ragazzi», racconta Lorenzo, 22 anni.

In altre parole, zero trasgressione, nessun gesto impulsivo, ma piuttosto serate a casa e vacanze con i futuri suoceri.

Anche questo è un modo per razionalizzare i sentimenti, per non viverli d’istinto e per avere l’illusione di controllare la situazione.

Eppure, l’amore, specialmente a vent’anni, andrebbe vissuto senza paura, ma come una possibilità di crescita e cambiamento, poiché offre l’opportunità di vedere il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona.

Per farlo, i giovani devono riscoprire il bisogno naturale di essere amati per ciò che sono e di amare con autenticità.

La sessualità nella vita dell’adolescente, inizia con la pubertà. E’ un terreno di gioco rispetto al quale il giovane prova contemporaneamente sia una forte attrazione che una presa di distanza. Diventa un’importante palestra, un terreno sul quale sperimentarsi, un’opportunità per il distacco dai genitori e allo stesso tempo la ricerca di un luogo in cui rifugiarsi affettuosamente, o in cui scappare al bisogno.

Di fatto, gli adolescenti si trovano in genere molto meno attrezzati rispetto agli adulti di fronte a questioni rilevanti riguardanti la propria sfera sessuale: prendere decisioni (rapporti sessuali e “prima volta”), assumersi responsabilità (gravidanza), anticipare le conseguenze dei propri comportamenti sessuali (contraccezione), senza tralasciare l’indispensabile aspetto affettivo ed emozionale legato alla sessualità.

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